LA NOSTRA STORIA 

INFORMAZIONI GENERALI

Lobiettivo principale di HEAL è quello di favorire la creazione di processi di inclusione per le donne migranti vittime di tratta mediante la promozione di un programma di recupero basato sull’acquisizione delle competenze, il sostegno psicologico e una maggiore collaborazione fra attori coinvolti.

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HEAL mira a promuovere un’azione a più livelli tesa a rispondere alle esigenze di supporto psicologico e di sviluppo delle competenze professionali e della necessaria consapevolezza circa i propri diritti avvertite da parte delle donne migranti vittime di tratta, favorendo al contempo una più stretta collaborazione e attività di networking tra i principali attori in questo ambito, ovvero i fornitori di servizi di supporto e i datori di lavoro, sia a livello locale che transnazionale.

Verrà realizzato un programma di recupero completo, integrato da un’azione di sensibilizzazione sui diritti per le donne vittime di tratta, per offrire loro supporto a gestire il trauma derivante dall’esperienza della tratta, contribuendo al loro recupero e al loro reinserimento sociale a lungo termine: la formazione prevista per il rafforzamento delle competenze aumenterà le loro opportunità di occupazione, facilitandone l’integrazione economica, la fiducia in se stesse e l’indipendenza, consentendo, dunque, di renderle meno esposte al rischio di finire nuovamente nei circuiti della tratta e di  diventare membri attivi delle società dei paesi di accoglienza.

Il database di HEAL, sviluppato nell’ambito del Programma di recupero e di reinserimento sociale, servirà come uno strumento concreto per facilitare il processo di assunzione, permettendo l’abbinamento delle loro competenze alle richieste dei datori di lavoro locali, favorendo una interazione durevole tra i datori di lavoro e le donne al di là della durata del progetto. Inoltre, l’interazione potenziata tra fornitori di servizi locali, datori di lavoro e donne vittime di tratta garantirà alle donne un supporto più totalizzante e di livello avanzato, oltre che migliori capacità e prestazioni da parte dei fornitori di servizi.

CONTESTO DEL PROGETTO

La tratta degli esseri umani costituisce un grave crimine, oltre che una grave violazione dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo.  È severamente vietata dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea ed è disciplinata da un quadro giuridico e politico incentrato sul bisogno di approcci basati sui diritti umani e sulle caratteristiche di genere, dal momento che la sua forma più attestata in Europa è quella per scopi di sfruttamento sessuale (67%), per la quale il maggior numero di vittime è rappresentato da donne adulte e giovani (95%).

La condizione illegale e di emarginazione delle donne vittime di tratta spesso comporta l’incapacità di uscire dal mercato dello sfruttamento, riportando due principali ripercussioni sul piano del benessere: da una parte, essere coinvolte in attività illecite impedisce loro di accedere al mercato del lavoro tramite percorsi legali, in particolar modo per le donne provenienti da paesi terzi. Dall’altro lato, essendo sottoposte allo stretto controllo dei propri trafficanti o, più semplicemente, essendosi allontanate dal sistema sociale più ampio del paese ospitante, le donne vittime di tratta sono anche particolarmente vulnerabili perché ignare dei propri diritti o incapaci di avere accesso ai servizi di supporto a loro disposizione.

Nonostante la natura specifica della tratta degli esseri umani differisca tra i vari paesi europei, le sopracitate ripercussioni per le donne migranti vittime di tratta sono evidenti ovunque. Probabilmente a causa della vicinanza geografica con i paesi in cui il business della tratta ha avuto origine, i paesi del sud dell’Europa dimostrano livelli di tratta elevati e sono spesso privi degli strumenti necessari per contrastare completamente tale fenomeno.

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Italia
Si stima che in Italia il numero di donne coinvolte all’interno del mercato del sesso si aggiri tra le 75.000 e le 120.000 donne e che almeno la metà di queste provenga da altri paesi, di cui il 36% proveniente dalla Nigeria. Ciononostante, in Italia gli strumenti per raccogliere accuratamente dati sulla tratta degli esseri umani e l’individuazione e l’assistenza delle vittime è ancora molto limitata. Ciò dimostra ancora di più l’urgenza di attuare azioni volte a favorire l’inclusione sociale delle vittime, come pure ad aumentarne l’accesso e la consapevolezza riguardo i propri diritti.

Grecia
La Grecia rappresenta sia un paese di transito che una meta per le vittime di tratta. Tuttavia, a causa dell’inefficienza nei processi di individuazione delle vittime, l’attuale entità del problema è significativamente sottovalutata. Inoltre, la legge, la politica e la prassi greca finora hanno prestato scarsa attenzione sul tema dell’inclusione sociale, la quale non è definita come un obiettivo chiaro per la legge e la politica greca. Pertanto, le esigenze specifiche delle vittime di tratta non sono esplicitamente tenute in considerazione dal sistema giuridico e dalle strutture di supporto sociale disponibile a livello nazionale.

Spagna
La Spagna è un paese di origine, di transito e anche meta per le vittime di tratta. Un’elevata percentuale di donne vittime di tratta provengono dal Sud America, dalla Cina e dalla Nigeria e un’ampia parte delle lavoratrici sessuali nel paese sono vittime di tratta sottoposte al controllo delle reti di trafficanti nigeriane, rumene e spagnole. Negli ultimi anni le autorità hanno collaborato senza sosta a fianco delle ONG per l’individuazione delle vittime e dei loro sostenitori. Tuttavia, una maggiore formazione dei funzionari di governo e degli altri attori coinvolti potrebbe aiutare a promuovere la capacità della Spagna di assistere e di favorire l’inclusione sociale delle vittime di tratta.

Romania
Lo sfruttamento sessuale costituisce la principale forma di tratta presente in Romania, per la quale il 47% delle vittime di tratta è rappresentato da minori e il 78% da donne. Nonostante gli sforzi compiuti per individuare i principali responsabili, vittime sono bambini e il 78 per cento donne. Sebbene siano stati compiuti sforzi di identificazione, persistono incoerenze nel meccanismo di identificazione e rinvio utilizzato dalla polizia. In modo analogo alla Grecia, gli sforzi giuridici e politici in Romania si sono principalmente concentrati sull’offerta di assistenza immediata, focalizzandosi meno sulle risposte al trauma vissuto e al percorso di recupero attraverso servizi di supporto psicologico.

Nel tentativo di rispondere a queste esigenze, il progetto HEAL propone un Programma di recupero e di reinserimento sociale teso ad aumentare l’indipendenza economica delle donne migranti vittime di tratta (in parte basandosi sul progetto ARISE finanziato dall’AMIF), integrato da un modello di supporto psicologico alternativo che impiega tecniche derivanti dall’etno-psichiatria e dalle arti visive le quali pongono le esigenze dei sopravvissuti al centro del processo di recupero.

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

Obiettivo 1: Incoraggiare l’attività di networking e la collaborazione tra i principali attori coinvolti che operano con le donne vittime di tratta, promuovendo una comprensione condivisa delle esigenze e dei diritti individuati tra le donne vittime di tratta, datori di lavoro e fornitori di servizi di supporto.

Obiettivo 2: Promuovere le competenze professionali delle donne migranti vittime di tratta e il loro recupero psicologico attraverso un Programma di recupero e di reinserimento sociale.

Obiettivo 3: Sensibilizzare da una parte le donne vittime di tratta in merito ai loro diritti e ai servizi a loro disposizione e, dall’altra, l’opinione pubblica sull’importanza dell’inclusione sociale come mezzo per contrastare la tratta di essere umani.

UN APPROCCIO OLISTICO

Questa logica permette di implementare le attività che allo stesso tempo giovano alle donne migranti vittime di tratta, ai fornitori di servizi e ai datori di lavoro. Creando e sostenendo un sistema di networking e di condivisione di informazioni tra fornitori di servizi, datori di lavoro e donne vittime di tratta, il progetto contribuirà alla priorità della Commissione Europea di favorire la solidarietà e la condivisione di responsabilità tra gli Stati membri, in particolare per quelli più interessati dal fenomeno delle migrazioni. Il sistema sarà basato sull’organizzazione di tavole rotonde e di attività di networking in Europa con la partecipazione dei rappresentanti di ciascuno dei tre gruppi, in modo tale da promuovere la cooperazione transnazionale attraverso l’offerta di opportunità di dialogo concrete tra un campione di attori principali per ciascun paese. L’elemento di networking inserito nel WP3 costituirà, quindi, un’opportunità di scambio di riflessioni tra attori in diversi paesi europei, come anche di gettare le basi per collaborazioni
future tra loro.
.

Basandosi sulla dimensione europea descritta, HEAL attuerà
tre macro tipologie
di attività in ciascun paese coinvolto:

1) Attività volte a ottenere una migliore e comune comprensione delle esigenze avvertite dai tre principali gruppi di riferimento rappresentati dalle donne vittime di tratta, dai fornitori di servizi e dai possibili datori di lavoro e delle specificità di questi in diversi contesti nazionali;

2) Attività volte ad aumentare l’interazione tra questi gruppi, sia a livello locale che a livello europeo;

3) Attività volte a progettare e a realizzare il Programma di recupero e di reinserimento sociale, fornendo metodi innovativi e flessibili per offrire assistenza psicologica alle vittime, e per il trasferimento delle competenze professionali attraverso una formazione multidisciplinare trasferibile in diversi contesti.

METODOLOGIE DEL PROGETTO

All’interno di HEAL verranno applicate le seguenti metodologie:

Approccio partecipativo
Un approccio partecipativo verrà attuato in modo trasversale nel corso della valutazione delle esigenze, nella fase di networking, di supporto psicologico e di formazione al fine di garantire il coinvolgimento costante dei partecipanti.

Approccio etno-psichiatrico
L’approccio etno-psichiatrico deriva dalla credenza che il trauma non può essere trattato adottando una prospettiva universale e che, invece, il modo in cui gli individui raccontano le proprie esperienze traumatiche sulla base dei propri costrutti culturali può rappresentare un valido punto di inizio per i professionisti per aiutarli a elaborare il trauma e a ultimare il proprio processo di recupero. Le donne vittime diventeranno così le narratrici delle proprie esperienze traumatiche di tratta, nella convinzione che ciò possa fornire loro gli spunti necessari per il recupero.

Arti visive
Le arti visive sono note per rappresentare un potente strumento per il supporto psicologico e per la gestione del trauma, pertanto HEAL propone lo sviluppo di fanzine come strumento di espressione in grado di aiutare le donne a elaborare il proprio trauma utilizzando una combinazione di parole e di immagini da condividere nelle loro storie. Le fanzine sono dei mezzi informali, non commerciali e non professionali di trasmissione dei propri sentimenti che mirano a stimolare la creatività delle donne e a garantire il loro ruolo attivo nel percorso di recupero, seguendo un processo psicologico all’interno di un ambiente sicuro e accogliente.

Apprendimento non formale
L’apprendimento non formale verrà applicato per l’intera durata della formazione, incoraggiando lo sviluppo delle competenze personali e professionali. Le unità di formazione verranno organizzate in laboratori per garantire la regolare partecipazione e la motivazione. La prima Unità trarrà vantaggio dal Modello TRIO per l’Educazione Imprenditoriale che ha dimostrato la sua efficacia nel progetto ARISE.

Apprendimento tra pari
L’apprendimento tra pari verrà incoraggiato per l’intera durata della formazione e delle sessioni di supporto psicologico. Le sessioni di apprendimento tra pari verranno organizzate con l’attiva partecipazione di donne che hanno precedentemente seguito questo percorso formativo in qualità di modello di ruolo per raggiungere altre donne vittime di tratta e moltiplicare l’impatto di HEAL.   

Comunicazione interculturale
La comunicazione interculturale faciliterà le interazioni tra gruppi diversi e contribuirà a superare il pregiudizio e gli stereotipi.

IMPATTO DEL PROGETTO

L’azione svolta da HEAL promuove un processo di inclusione sociale delle donne migranti vittime di tratta all’interno delle società europee di accoglienza, contribuendo in questo modo a rendere l’Unione Europea un’area libera e sicura, basata sulla cooperazione tra Stati membri, nel pieno rispetto dei diritti dei migranti. 

Strumenti e approcci innovativi
Riconoscendo l’indipendenza economica e il benessere psicologico come prerequisiti fondamentali per una concreta inclusione sociale, il progetto HEAL fornirà strumenti e approcci innovativi che andranno direttamente a vantaggio dei paesi coinvolti e saranno trasferibili in altri paesi europei, una volta adattati alla realtà locale. Inoltre, le attività si concentreranno sul fornire alle vittime della tratta di esseri umani una maggiore consapevolezza e un migliore accesso ai diritti riconosciuti loro in diversi paesi e sistemi. Ciò verrà svolto tenendo in considerazione le specifiche condizioni delle vittime e dei servizi disponibili per il loro supporto nei diversi paesi partners, consapevole che le metodologie dell’azione devono essere adattate localmente in modo da rispondere alle esigenze particolari dei gruppi coinvolti.

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Il progetto verrà attuato in Italia, Grecia, Spagna e Romania, con la partecipazione di 5 organizzazioni. In effetti, tutti i paesi partner del progetto si sono trovati al centro di flussi migratori di massa negli ultimi anni e in molti casi hanno riportato alti livelli di immigrazione gestiti da trafficanti (IOM, 2017). Sebbene i paesi coinvolti differiscano in termini di sistemi di assistenza e di protezione specifici disponibili a livello locale per le donne vittime di tratta, tutti trarranno vantaggio da un’azione più organizzata tra i principali attori coinvolti per l’inclusione sociale di queste vittime nelle società europee. Inoltre, in ciascuno di questi paesi i livelli di occupazione delle donne vittime di tratta sono ancora bassi e ciò impedisce loro di liberarsi dalla schiavitù del mercato del traffico.

Una migliore inclusione sociale delle donne vittime di tratta nei paesi coinvolti gioverà
a tutte le società di accoglienza, trasformando le capacità delle donne in un
bene per ciascuna comunità locale.

PUBLIC DELIVERABLES

D3.1 Toolkit per la sessione di supporto psicologico “fanzine e affrontare il trauma”
(come parte del programma di recupero e integrazione)

D3.2  Materiale di formazione multidisciplinare sull’occupabilità

D3.4 –  4 database di HEAL

D3.5 –  10 fanzine per 10 donne partecipanti

D4.1 –  Strategie di Comunicazione e di Sensibilizzazione (versione inglese) – Dicembre 2019

D4.2 –  Sito internet del progetto e pagine sui social media (versione inglese) – Dicembre 2019

D4.3 –  Identità Visiva del Progetto (versione inglese) – Dicembre 2019

D4.4 – Materiali di comunicazione online

D4.4.1  Newsletter Ottobre 2020

D4.5 –  Materiali di comunicazione stampati

D4.6 – Inviti a sessioni tra pari, mostre locali fanzine ed evento finale

D5.2 Politica in materia di etica (versione inglese) – Novembre  2019

Finanziato da

Questo progetto è stato finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (AMIF) dell’Unione Europea – Accordo di sovvenzione n. 863631

Sede del CESIE (Coordinatore)

Via Roma, 94 – 90133 – Palermo, Italia
Website: https://cesie.org
E-mail: justice@cesie.org

L’obiettivo principale di HEAL è quello di favorire la creazione di processi di inclusione per le donne migranti vittime di tratta mediante la promozione di un programma di recupero basato sull’acquisizione delle competenze, il sostegno psicologico e una maggiore collaborazione fra attori coinvolti.

 

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